Animali esotici in città

tartaruga azzannatrice

Animali esotici in città

Animali esotici in città, una vera e propria giungla metropolitana che comprende specie provenienti da tutto il mondo arrivate in Italia in modo lecito o illecito e detenute nelle case come “pets” prima di essere abbandonati o di scappare.

Focus wild - animali esotici in città
copertina Focus wild aprile 2017

Animali esotici come un boa constrictor di quasi 2 metri e mezzo a spasso per i boschi vicino a Lucca, due serpenti a sonagli “in caccia” nella pineta di Ostia, una grande testuggine africana lungo le strade della provincia di Roma, due pitoni albini e un reticolato nel torrente Bisagno di Genova, una tartaruga alligatore alle porte di Milano e un’aggressiva tartaruga azzannatrice in una fontana in pieno centro città, a tu per tu con i bambini: sono solo alcuni dei singolari ritrovamenti di animali esotici potenzialmente pericolosi avvenuti negli ultimi anni in Italia. E non c’è da stupirsi visto che, come dicono i dati del Corpo Forestale (oggi parte dell’Arma dei Carabinieri), nel nostro Paese arrivano circa 30 mila animali esotici ogni anno, senza contare pesci e uccelli. L’esotico piace, insomma, e si stima che circa 5 milioni di famiglie abbiano scelto di accogliere in casa uno di questi animali. Si tratta di un mercato regolamentato da leggi precise, almeno sulla carta, a cui si aggiunge però il traffico illegale di animali ritenuti pericolosi o protetti dalla CITES, la Convenzione sul commercio internazionale delle specie di fauna e flora selvatiche minacciate di estinzione, attiva dal 1975 e che attualmente è in vigore in 183 nazioni.

“Prima del 1992, anno in cui l’Italia ha di fatto regolamentato il commercio e la detenzione di animali e vegetali in via di estinzione – spiega Ermanno Giudici presidente di Enpa Milano (Ente Nazionale protezione animali) e responsabile del Nucleo di Guardie Zoofile -, non era così raro che venissero tenuti in cattività anche animali come leoni, orsi, scimmie e coccodrilli, spesso in condizioni pessime per il loro benessere e per la salute e l’incolumità pubblica. Con l’entrata in vigore della nuova legge chi possedeva un animale non più permesso avrebbe dovuto denunciarlo e provvedere al suo trasferimento in appositi centri, in caso di specie definite “pericolose”. Alcuni proprietari, però, non li hanno denunciati, altri lo hanno fatto ma non sono mai stati controllati e il database nazionale di chi era in possesso dei pericolosi non è mai stato realizzato. Così gli incidenti non sono mancati, l’ultimo nel 2010 a Pinerolo dove un uomo è stato ucciso da uno dei grandi felini, 10 tigri e un leopardo, che teneva in casa. Senza parlare di fughe più o meno accidentali”.

tartaruga palustre americanaOggi il numero di specie esotiche non tutelate dalla CITES e quindi commerciabili resta comunque elavato. La maggior parte di questi animali necessitano comunque di attenzioni particolari e spesso non sono tenuti in modo responsabile, con il rischio che fuggano, abbiano problemi di salute o semplicemente non siano custoditi in condizioni di benessere. Ancor più gravi poi sono gli abbandoni volontari, in quanto la maggior parte delle specie esotiche non sopravvive nel nostro ambiente. Al contrario, le poche che si adattano, creano non pochi problemi alla fauna selvatica autoctona, cioè quella originaria del nostro Paese.

“Un esempio tipico di questi abbandoni – continua Giudici – riguarda la tartaruga palustre dalle orecchie rosse Trachemys scripta eleggano (foto sopra) originaria del centro-sud degli Stati Uniti che è stata commercializzata dagli anni Settanta fino al 97, anno in cui la CITES l’ha protetta perché nel suo ambiente naturale rischiava l’estinzione. A causa del suo accrescimento rapido e della longevità, è stata spesso rilasciata in natura dove è andata a competere per cibo e territorio con la tartaruga palustre europea, l’Emys orbicularis, più timida della “cugina americana”. Per fortuna a causa delle temperature più rigide rispetto al loro paese d’origine le Trachemys non sono in grado di riprodursi in libertà. Dal 2016, comunque, il divieto è stato esteso a tutte le sottospecie di Trachemis scripta, compresa quella dalle orecchie gialle”.

I ritrovamenti degli animali esotici liberi e i sequpitone moluroestri per illecita detenzione o per maltrattamenti partono da indagini o dalle segnalazioni dei cittadini che talvolta si ritrovano faccia a faccia con questi animali anche dietro casa, proprio come è successo l’anno scorso alla periferia di Milano quando un uomo entrando nel suo garage si è trovato un pitone moluro sul cofano dell’auto. Questo rettile, che può raggiungere i 7 metri e i 120 kg di peso è in grado, volendo, di uccidere una persona adulta.

Ma che fine fanno questi animali, è possibile risalire al loro proprietario e alla loro storia per stabilire per esempio, se sono arrivati nel nostro paese legalmente o illegalmente?

“Se si tratta di specie pericolose, e quindi non detenibili legalmente da parte di privati – spiega Giudici –, devono essere portati in centri autorizzati, come il Centro Tutela e Ricerca Fauna Esotica e Selvatica Monte Adone, il CRASE (Centro Recupero Animali Selvatici ed Esotici) di Semproniano, il CRASE di Formichella (Assisi) e il centro di accoglienza per recupero rettili di Perugia oppure in alcuni zoo autorizzati dal ministero. Se, invece, gli animali ritrovati non sono tra quelli pericolosi talvolta vengono affidati a persone che garantiscono loro condizioni di buon mantenimento per la durata della loro vita con l’obbligo di non farli riprodurre. Gli animali esotici ritrovati non vengono comunque quasi mai reclamati, in particolare i rettili, a dimostrazione del fatto che probabilmente i proprietari non abbiano i documenti in regola in merito al loro possesso oppure si tratti di abbandono volontario”.

“In un solo caso abbiamo potuto restituire l’animale al proprietario perché questi ne aveva fatto regolare denuncia presso i forestali – conferma Mirca Negrini che insieme al marito Rudi Berti ha fondato il centro di Monte Adone nel 1989 e che nel 2016 ha accolto una dozzina di nuovi ospiti esotici, tra cui due pitoni, un boa e tre procioni –. Se non c’è denuncia, infatti, è impossibile ricostruire la storia dell’animale, anche in presenza di contrassegni identificativi (di cui devono essere dotati gli esemplari nati in cattività ma appartenenti a specie protette), che ne determinano la nascita in cattività. La mancanza di denuncia conferma, appunto, che l’animale è frutto di un acquisto avventato, se non addirittura illegale, dettato dall’egoistico desiderio di possedere qualcosa di singolare e accattivante, ma di cui spesso si ignorano le reali esigenze”.

Pubblicato su Focus Wild di aprile