Animali neri

Animali neri

… per caso

Focus wild gennaio 2017

Animali neri ci sono anche in natura, non solo in TV…
“Qui tutti ce l’hanno con me perché sono piccolo e nero…” si lamentava il pulcino Calimero, celebre personaggio del Carosello, maltrattato dagli altri animali per via del suo colore, ma in natura è proprio così? In effetti i “Calimeri”, cioè gli animali neri sono presenti in moltissime specie: si tratta di un’anomalia genetica detta melanismo che genera un eccesso di melanina nei melanociti, le cellule cutanee responsabili della colorazione del pelo, delle piume o della pelle. Talvolta questo fenomeno è abbastanza diffuso, come in Malesia dove circa metà della popolazione di leopardi presenta il caratteristico mantello nero, altre volte molto raro perché l’anomalia risulta svantaggiosa ed è eliminata dalla selezione naturale. Esistono poi alcuni casi di melanismo adattativo in cui la colorazione nera è determinata da cambiamenti ambientali o da un isolamento geografico come su alcune piccole isole dove la popolazione di certe specie presentano tonalità cromatiche più scure rispetto ai conspecifici del continente.

Ecco alcuni tipoci esempi di animali neri … per caso!

pecora neraNero sfortunato: La pecora nera, si sa, non gode di buona fama e il termine è usato per additare chi non si comporta bene o comunque va controcorrente. Il detto deriva probabilmente da due fattori, primo dal colore nero in sé, simbolo di mistero e sfortuna, e secondo dal fatto che la lana di questo colore non può essere tinta come quella bianca e per questo gli allevatori si vedono costretti a trattare l’animale separatamente o a rinunciare a tosarlo. Esistono tuttavia razze di ovini caratterizzati dal manto scuro, come la pecora massese, la pecora dello Giura e la pecora nera di Arbus, in Sardegna, oggi molto ricercata, ma in questo caso non si tratta di melanismo. Sull’isola scozzese di Hirta, invece, nell’ultima decina d’anni si sta registrando un calo delle pecore melaniche, prima molto diffuse, causato, dicono gli scienziati, da scarsa capacità riproduttiva legata al gene “nero”.
Nero che surriscalda: il dromedario nero spicca come una chiazza di petrolio tra le chiare o rossicce dune del deserto. (Camelus dromedarius) . Questo animale (Camelus dromedarius), nero, marroncino o bianco che sia, ha straordinarie capacità di resistenza e può percorrere fino a 160 km e stare 8 giorni senza bere grazie alle sue riserve di liquidi. Il dromedario, infatti, può addensare il suo sangue dilatando i globuli rossi fino a 250 volte il normale e la sua epidermide blocca la traspirazione. E quando ha di nuovo a disposizione acqua la beve assorbendola come una spugna: 135 litri in soli 13 minuti. Altri incredibili adattamenti all’aridità di questo animale sono il suo apparato urinario, che rimette in circolo l’urea senza filtrarla attraverso i reni, e la sua capacità a produrre idrogeno dalla metabolizzazione del grasso, in particolare della gobba, che combinandosi con l’ossigeno atmosferico forma acqua (1 litro per 1 kg di lipidi). Sul mantello nero però un dubbio sorge: non si surriscalderà più facilmente al caldo del deserto?
Nero vincente: la pantera nera tra gli animali melanici è il più conosciuto e diffuso, sia che si tratti di giaguari (Panthera onca), come in questo caso, che di leopardi (Panthera pardus) oppure dei ben più rari leoni, puma e tigri. Nelle forme melaniche il classico mantello maculato è appena evidente e la colorazione scura nei felini è determinata, come si evince da recenti studi, da quattro differenti origini genetiche indipendenti. Per quanto riguarda il giaguaro, che è la specie maggiormente soggetta a melanismo, dipende da una mutazione del gene dominante chiamato MC1R. Questo fa sì che un solo genitore nero sia sufficiente a determinare la nascita di cuccioli neri. Per questi animali, predatori notturni che vivono nel folto della foresta, il melanismo non è uno svantaggio, anzi, i ricercatori ritengono che sia una mutazione favorevole.
Nero sì ma non in tutte le stagioni: la volpe nera non ha nulla da invidiare alla sua corrispettiva rossa. Astuta, adattabile, opportunista, questa specie (Vulpes vulpes) è uno dei predatori più diffusi e conosciuti del pianeta, protagonista di racconti e leggende e legata a un simbolismo ambivalente: intelligente e ingannatrice, subdola e portatrice di fortuna e prosperità. In natura il manto fulvo dell’animale le consente di muoversi furtiva nel sottobosco o nei campi ma, essendo una specie notturna, anche una versione “dark” non le crea problemi. Più difficile, forse, passare inosservata in inverno, sulla neve candida, dove la volpe è abilissima a individuare e catturare con un tuffo i roditori che si muovono sul terreno sotto il manto nevoso.
Nero… inquinato: La falena Biston betularia f. typica è un esempio di melanismo industriale, ossia un tipo di melanismo legato ai cambiamenti ambientali e al successivo adattamento dell’animale. Questi lepidotteri, originariamente con le ali bianche punteggiate di nero, vivono in Inghilterra in una zona condizionata dalle attività antropiche e dipendono dalle betulle sulla cui corteccia sono solite posarsi e mimetizzarsi. A seguito della rivoluzione industriale e dell’aumento dei fumi di carbone però, le cortecce degli alberi sono andate via via scurendosi e le farfalle con le ali più scure risultarono avvantaggiate perché più mimetiche e, quindi, con più chance di sopravvivere. La selezione naturale ha così agito di conseguenza.
Nero elegante: un daino nero non è un caso raro tra i cervidi e il melanismo, apparentemente, non determina difficoltà agli individui anche se, soprattutto per i cuccioli che normalmente hanno un mantello rossiccio chiazzato di bianco, la capacità di mimetizzarsi nell’erba viene meno. Daini neri come quello in foto (Dama dama) sono stati avvistati anche in Italia dove questo animale vive attorno ai 1500 m di altitudine. I daini cambiano il colore del mantello a seconda della stagione, scurendosi in inverno, ma gli individui melanici mantengono il loro aspetto elegante durante tutto l’anno.
Nero da foresta: lo scoiattolo nero, versione melanica di quello grigio (Sciurus carolinensis) è un simpatico e acrobatico giocherellone, ghiotto di nocciole e noccioline e originario delle foreste nordamericane. Qui non è difficile trovare esemplari neri che si mimetizzano ancor meglio nei boschi mentre sono più rari vicino alle città e nei parchi pubblici dove il loro colore li renderebbe più visibili ai predatori. In Italia questa specie si è diffusa verso la metà del secolo scorso ma, malgrado abbia dimostrato grandi capacità adattative, gli scienziati cercano di limitarne la diffusione in quanto andrebbe ad occupare areali e spazi del nostrano e più timido scoiattolo rosso (Sciurus vulgaris) che mal sopporta la convivenza.
Nero da paura: il lupo nero nella tradizione popolare è una delle immagini più temute, portatore di sventura e incarnazione delle paure umane. In natura è diffuso in Nord America, Canada e Alaska, dove ben si nasconde nel fitto della foresta, ma non manca sul nostro Appennino, anche se… Grazie a una serie di studi i ricercatori sono, infatti, riusciti a scoprire che in questo caso il melanismo è causato dall’incrocio tra classici lupi grigi (Canis lupus) e cani randagi dal mantello nero. L’ibridazione tra le due specie è un grande problema perché porta a impoverire il corredo genetico del lupo con il rischio che la specie perda gli adattamenti acquisiti con la selezione naturale nel corso di milioni di anni. In più, sembra che gli ibridi siano meno timorosi nell’avvicinarsi ai centri abitati e al bestiame con gravi conseguenze.
Nero? Ma anche no: un pinguino reale tutto nero è davvero insolito ma lui non sembra crucciarsene. Tuttavia, il caratteristico smoking dei pinguini di questa e delle altre 16 specie esistenti ha un suo perché in natura ed è difficile pensare che, in questo caso, non ci siano conseguenze. Il ventre candido dei pinguini, infatti, consente loro di confondesi a terra con i ghiacci mentre in acqua, osservandoli da sotto, con la luce del sole in superficie diventando così meno identificabili dai predatori. Il piumaggio nero del dorso, invece permette ai pinguini di limitare la perdita dei calore corporeo nelle gelide giornate polari durante le quali gli individui si radunano becco contro becco con le spalle al vento. In queste occasioni, c’è da dire, il pinguino nero potrà assumere qualsiasi posizione.
Nero ma… meglio a strisce: la zebra nera è molto diversa dalle sue sorelle a strisce (Equus sp.) e potrebbe avere qualche problema per via del suo colore, Secondo gli scienziati infatti, le sctrisce hanno diversi significati e pregi. Aiutano per esempio a disorientare i predatori e gli insetti come mosche tse-tse e tafani che, a quanto pare, pungono meno gli esemplari con strisce più fitte a causa della diversa polarizzazione della luce che li respinge. Un manto nero, quindi,è sicuramente più individuabile anche a distanza in mezzo alle mille strisce degli altri.zebre