Vita da bradipo

Su Focus wild di ottobre 2016!

Vita bradipo
Se dovessimo dargli un motto il suo sarebbe sicuramente “chi va piano va sano e lontano” perché il bradipo, come dice anche il suo nome che significa “dal piede lento”, è apparentemente pigro e indolente. Ma in realtà, forse, non è giusto definirlo tale, perché madre natura lo ha creato così, per essere, semplicemente e perfettamente, adattato al suo mondo, all’ambiente che lo circonda, vale a dire la foresta pluviale dell’America centrale e meridionale, dall’Honduras fin tutto il Brasile. E la sua vita, qui, scorre pacifica e rigorosamente solitaria: appeso tutto il giorno agli alberi con i potenti unghioni ha sempre quell’espressione tranquilla e bonaria stampata sul muso che, quando ci guarda, sembra quasi un sorriso canzonatorio: “Dove vai così di fretta umano?”.

L’emblema della lentezza. A rendere così lenti questi animali è il loro metabolismo molto singolare, più rallentato della maggior parte dei mammiferi (due terzi degli altri) e la dieta esclusivamente vegetariana, che fornisce un basso contenuto di grassi e proteine e, quindi, poca energia. Per questo i bradipi hanno uno stile di vita “volto al risparmio”, cioè a disperdere il minor numero di energie possibili. Dormono anche 19 ore al giorno e, pur avendo un territorio di circa 7 ettari ciascuno, passano molto tempo sullo stesso albero, anche anni, spostandosi su quello successivo, senza scendere a terra, solo quando esauriscono il cibo. I bradipi si trovano spesso sulle piante di Cecropia, alberi simili al gelso, a crescita rapida e a forma d’ombrello, forse perché le sue foglie sono particolarmente proteiche, o forse, semplicemente perché sono molto comuni in Brasile, ma non disdegnano altre grandi piante della foresta.

Una digestione lunga un mese e… niente acqua! I bradipi afferrano foglie, germogli, boccioli, fiori e ramoscelli con i loro artigli e li strappano con le labbra callose per poi trattenerli a lungo in bocca, masticandoli con i pochi denti (non a caso fanno parte dell’ordine degli Sdentati) a crescita continua, costantemente consumati dall’incessante triturare. Quando il cibo passa allo stomaco, che è diviso in due parti, viene lentamente scomposto dall’azione di alcuni batteri e la digestione può durare anche un mese. Non a caso il “bolo” presente nel suo apparato digerente rappresenta una parte considerevole del peso totale dell’animale. Come conseguenza del loro lento metabolismo i bradipi hanno una bassa temperatura corporea, intorno ai 30 gradi, che non riescono comunque a mantenere costante, pertanto, questi mammiferi possono vivere solo in un clima costantemente caldo e, ogni mattina, con la dovuta calma, si arrampicano sulle cime più alte degli alberi, negli strati superiori della foresta, per una tintarella di sole ricostituente. Non bevono mai, ma si limitano a leccare la rugiada dalle foglie o a ricavare acqua dalla frutta. Inoltre, i bradipi ottengono un piccolo apporto d’energia in più ingerendo, mentre si puliscono il pelo, parte delle alghe e degli insetti (acari, zecche, coleotteri e falene) che crescono e vivono tra la sua folta e ispida pelliccia.

Bagni condivisi e aiuti reciproci… In particolare, la “convivenza” con le falene foretiche, cioè parassite, (della specie Cryptoses choloepi Dyar) e con le alghe verdi (soprattutto Trichophilus welckeri) rientra nel discorso del “mutualismo simbiotico”, ossia in un rapporto in cui tutti gli organismi in gioco ottengono un beneficio reciproco dallo stare insieme. E il tutto parte dalla “toilette”. Una volta alla settimana, infatti, e non di più, i bradipi scendono a terra, non senza fatica (consumano l’8 per cento della loro energia) e soprattutto mettendosi in pericolo, per recarsi in un luogo ben preciso dove tutti gli individui della zona espletano i loro bisogni, una sorta di bagno comune. Qui, tra la terra e gli escrementi, le falene che vivono nel pelo di questi mammiferi depositano le loro uova. Al sicuro e al caldo di questo “nido” le larve si sviluppano e crescono finché non sono in grado di tornare all’origine, cioè di volare tra gli alberi alla ricerca di bradipi da “colonizzare”. All’interno della pelliccia le falene liberano azoto inorganico, l’elemento fondamentale per la crescita delle alghe verdi. E a loro volta le alghe portano vantaggi al bradipo: esse, infatti, essendo ricche di grassi e facilmente digeribili, costituiscono un ottimo integrare nella dieta dell’animale mentre il loro colore verde contribuisce a renderlo più mimetico tra le fronde della foresta.

Non sono tutti uguali. Quest’abitudine di recarsi “al bagno pubblico” non è però tipica di tutte le specie di bradipi. I bradipi didattili (Choloepus didactylus e C. hoffmanni), infatti, che sono notturni, più agili e grandi, circa il 25 per cento in più (4-9 kg contro i 2-4 kg dei tridattili), e, come dice il nome, con due soli unghioni per zampa, restano sugli alberi anche per i loro bisogni, facendoli semplicemente cadere dall’alto. Per contro, però, i ricercatori hanno visto che la quantità di falene e alghe nel loro stomaco e nel pelo è nettamente inferiore. L’apporto extra di energia i didattili lo ottengono integrano il menù vegetariano con qualche insetto e piccoli roditori. Didattili e tridattili condividono lo stesso territorio, i medesimi pericoli e le minacce sebbene uno dei quattro tridattili, il bradipo dal cappuccio (Bradipus torquatus), sia considerato una delle 100 specie più a rischio di estinzione. Anche il bradipo pigmeo (B. pygmaeus), scoperto solo nel 2001 sull’isola panamense di Escudo de Veragua, è raro, ma a causa del suo piccolo areale di distribuzione, mentre le altre due specie, B. tridactylus (tridattilo) e B. variegatus (variegato), sono i più comuni.

Una vita appesi e ogni tanto un tuffo… Tutti i bradipi sono perfettamente adattati alla vita arboricola e grazie alle lunghe braccia e soprattutto ai forti artigli hanno una presa solita che consente loro di svolgere tutta la loro vita “per aria”, appesi col dorso rivolto verso terra. Questa posizione tipica è assunta dall’animale per la maggior parte del tempo tanto che, addirittura, il loro pelo è rivolto all’insù, dalla pancia verso la schiena, cosicché quando piove l’acqua scorre via. Inoltre, per consentirgli una miglior libertà di movimento della testa, i bradipi tridattili sono dotati di una o due vertebre cervicali in più rispetto alle classiche 7 di tutti i mammiferi (compresa la giraffa). Secondo gli scienziati questa caratteristica è una sorta di mutazione evolutiva che ha portato alcune vertebre toraciche a entrare a far parte del collo senza avere, come accade per altri animali, effetti dannosi dovuti a queste malformazioni. Si pensa che sia, ancora una volta, il basso metabolismo a rendere possibile ciò. Per contro, però, l’estrema specializzazione arboricola dei bradipi li rende goffi e lentissimi a terra. Qui questi mammiferi, che in più sono dotati di una vista e un udito scarsi, si trascinano al suolo a una velocità di circa 67 mm al secondo, cioè meno di 250 metri all’ora, diventando prede facili. Ma non è sempre così: in acqua, infatti, nuotano agilmente.

Un tipo solitario ma… adattabile. I bradipi sono animali timidi e solitari e di solito incontrano i loro simili sono quando scendono a defecare. Inoltre, pur essendo territoriali non si curano molto di eventuali intrusi anche perché ciò avviene di rado. Già da piccoli i cuccioli seguono le preferenze alimentari della madre e si “affezionano” ai propri alberi proprio per evitare la competizione tra più individui nella stessa zona. Inoltre, in cattività, anche in casi di recupero e ricovero temporaneo, i bradipi si rivelano sempre molto adattabili. Sempre durante le “escursioni al gabinetto” i maschi hanno anche l’occasione di incontrare le femmine e saggiare la loro eventuale disponibilità ad accoppiarsi. Il rapporto tra i sessi non è duraturo e la femmina fa tutto da sola: partorisce appesa tra gli alberi il suo unico piccolo dopo 6 mesi circa di gestazione e si occupa amorevolmente di lui finché non è in grado di alimentarsi da solo (dopo altri 6-9 mesi). A questo punto la mamma cede al figlio parte del suo territorio e si sposta sugli alberi vicini.

Attenti al giaguaro. I predatori naturali del bradipo sono animali in grado di raggiungerlo nel folto della foresta oppure capaci di sorprenderlo nelle occasionali passeggiate a terra. Tra questi c’è soprattutto l’aquila arpia, il più grande rapace delle Americhe, che è in grado di sollevare prede anche 5 volte il suo peso ed è un pericolo soprattutto per i giovani bradipi sui quali piomba dall’alto sfruttando l’effetto sorpresa. Inoltre, rappresentano una minaccia i grandi serpenti arboricoli, come l’anaconda, oppure felini come il giaguaro, capace di avere la meglio persino sul caimano, e l’ocelot, contro i quali al bradipo non resta che tentare di difendersi a suon di unghioni. Grazie alla sua andatura lenta e alle alghe presenti nel suo pelo la miglior arma di difesa del bradipo resta, comunque, la mimetizzazione anche se, quando la minaccia è l’uomo, serve a ben poco.

Il pericolo più grande è la deforestazione. Profondamente legato agli alberi, al clima della foresta pluviale e al delicato equilibrio creato con alghe e falene, la vita del bradipo è strettamente allacciata alla sopravvivenza della foresta pluviale, per questo la deforestazione e i cambiamenti climatici restano per tutte e sei le specie le principali minacce. Quando nella foresta arrivano camion, ruspe e tagliaerba gli altri animali scappano spaventati, in cerca di una nuova casa, ma il bradipo no. Lui rimane lì, abbracciato al suo albero, sicuramente intimorito ma incapace di spostarsi. E se finiscono a terra il rischio è di essere investiti o schiacciati da veicoli o di restare fulminati. Anche se il tasso di deforestazione ha avuto un rallentamento a partire dal 2004 la superficie forestale continua a diminuire drasticamente, basti pensare che la distruzione della foresta pluviale brasiliana, principale areale del bradipo, rappresenta da sola circa il 14 per cento, all’anno, di quella mondiale. Le cause principali sono gli allevamenti di bestiame, la richiesta di legniame pregiato e la realizzazione di nuove coltivazioni. Lo scorso anno, comunque, il presidente brasiliano Dilma Rousseff ha dichiarato di aver ridotto la deforestazione dell’Amazzonia dell’82 per cento e di volersi impegnare, nei prossimi 15 anni, a combattere attivamente la deforestazione illegale e a rimboschire le aree degradate.

Parenti “strani”. I bradipi sono imparentati con formichieri e armadilli altri due animali veramente unici. Tutti quanti fanno parte del superordine degli Xenartri o Sdentati perché presentano una dentatura ridotta o totalmente assente, come nel caso dei formichieri. In realtà, comunque, i bradipi hanno più cose in comune con questi ultimi e insieme costituiscono l’ordine dei Pelosi mentre gli armadilli, con la loro caratteristica struttura snodata, fanno gruppo a sé (Cingolati). Anche i formichieri, come i cugini bradipi, sono muniti di potenti artigli usati in questo caso soprattutto per distruggere i formicai e raggiungere più facilmente i suoi inquilini, prede principali di questi curiosi animali. I formichieri condividono lo stesso areale dei bradipi anche se non tutte le specie sono arboricole. Il formichiere gigante, per esempio, con i suoi 120 cm di lunghezza, coda a parte, e i 30-40 kg di peso è un animale prettamente terrestre. I tamandua (le altre due specie), invece, sono più agili muovendosi tra gli alberi piuttosto che a terra e sono muniti persino di coda prensile.

Chi li aiuta? L’aiuto dell’uomo è spesso fondamentale per spostare o soccorrere i bradipi in difficoltà. Tra i progetti specifici attivati per la tutela di questi animali, ricordiamo il progetto Xenarthra, in Suriname, del Green Heritage Fund Suriname fondato dalla ricercatrice Monique Pool nel 2005, il centro di recupero Santuario de Perenzosos in Costarica, istituito nel 1997 da Judy Avey-Arroyo, e avendo come obiettivo il salvataggio, la riabilitazione, la ricerca e il reinserimento dei bradipi in natura. Infine, un’altra importante organizzazione volta alla salvaguardia della foresta pluviale con particolare attenzione a bradipi e affini è la Fondazione AIUNAU in Colombia.

Antenati giganti. Non tutti sanno che un tempo, fino a circa 10 mila anni fa, esisteva un genere di bradipi giganti, i megateri, che raggiungevano i 6 metri di altezza e le 3-4 tonnellate di peso. Il genere comprendeva diverse specie tutte terricoli, fornite di folta pelliccia e di una robusta coda che serviva da appoggio quando si sedevano per mangiare le foglie degli alberi. Data la mole il megaterio praticamente non aveva nemici naturali e, comunque, usava i lunghi artigli per difendersi.

Gli altri polentoni. Se tra i mammiferi il primato di “animale più lento” lo vince di certo lui, in tutto il regno animale il bradipo trova pane per i suoi denti. Le testuggini, infatti, sono notoriamente rettili dal passo molto rallentato, in particolare la testuggine greca (Testudo graeca) che non supera i 360 metri all’ora. Tornando ai mammiferi altri polentoni sono i lamantini (genere Trichechus), che nuotando non superano gli 8 km orari, e il lori lento (genere Nycticebus), piccolo animale notturno dai movimenti cauti e lenti. Ma tra tutti non c’è dubbio, l’animale più lento è la lumaca carnivora che per percorrere un chilometro impiegherebbe 46 giorni.

 

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